“LINGUAGGI DELLA PITTURA”2008 ( Aida Stoppa )

By 28 Giugno 2008Recensioni

Aida Stoppa scrittrice

 

Nella storia della pittura al femminile oggi in Abruzzo, Marisa Lelii si colloca con una sua significatività. Gessi bianchi su disegni a inchiostro, gessi incisi e smalti su cartone, gessi spatolati e acquerelli su cartone, gessi impastati con acrilico e inchiostro, acquerelli e penna, inchiostri e penna, su carta, gesso, garza e acrilico su tavola: disegni filiformi e esplosioni di colore configurano il rischio del vivere e la tensione di libertà, poli antinomici del nostro esistere. Il bianco è un richiamo alla purezza su cui il groviglio di linee traduce l’enigma della vita, ma anche il soffio della speranza, come nel gesso bianco inciso sul cartone che reca in alto l’embrione di un fiore.
L’opera pittorica è per Marisa Lelii mezzo per esprimere un universo femminile e non solo femminile, dati eloquenti dell’essere donna. Linea, colore, spazio, luce: Marisa Lelii privilegia la liea e lo spazio e il pathos molecolare della materia cromatica. Tema chiave è quello della femminilità, manifestazione di forza generatrice. Il corpo della donna, metafora della vita stessa, è sottratto all’iconografia tradizionale, filtrato dal codice nuovo dell’artista. Prevale, alla fine, l’equilibrio regolato da principi obbedienti a valori umani e spirituali di universale respiro.
Nella serie di opere edicate a Marilyn, l’evocazione di Norma danzatrice inserisce il chiaro del corpo e il biondo dei capelli su un fondo tempestoso, allusione a una difficile vita, allo sfruttamento mediatico di una donna di grande fascino, destinata a una tragica fine. In quasi tutti i lavori di Marisa Lelii, c’è una base ideologica femminista, precursione di lotte politiche nelle piazze, nelle strade e nei luoghi di lavoro, l’interpretazione di conflitti di genere. La figura femminile è ricoperta, ne l’attesa , da un’emulsione magmatica da cui tende a liberarsi. Viaggio sacro è secondo l’autrice, la parte femminile di ogni individuo, con la sua sacralità, l’individualità più profonda di ognuno di noi: viaggio verso una virtù catartica che non è quella della violenza e della guerra.
La tana allude alla maternità della donna, a cui si richiamano anche Rosa scuro e Rosso II, mentre Blu notte è l’ironica replica di Rosso III, l’uomo che guarda se stesso, i simboli della propria virilità, Sopra e sotto offre lo stesso soggetto: la sessualità autoreferente di un io egotico.
Rosa e azzurro è l’incontro-scontro fra maschile e femminile. Un filo rosso drammatizza il conflitto in Destra e sinistra, testimonia una diversità. La dicotomia maschile-femminile si amplia ne La traccia a comprendere i contrasti che dividono non solo i generi, ma gli esseri umani nella loro totalità, separati da una striscia di sangue.
La ferita dell’albero s’ispira al tema chiave del filo, alle ferite inferte alla natura fisica e umana, all’innocenza e verginità perdute, sottintende la rottura nella società tecnologica, di un patto con la natura. Filo spinato rosso sul bianco, è la recisione dell’incantesimo e del sogno. Ferite dell’età infantile, ferite della giovinezza, ferite dell’essere donna. Ferite II ( oggi a Modena in una collezione privata): una lama di rame è inserita nel tessuto materico, con richiamo alle mutilazioni genitali femminili. Il riferimento alla cliteridoctomia compare anche in Rosa e azzurro e in RossoI, rituale di una cultura fondamentalista tribale.
Maschera di gesso condanna il burka e la violenza maschile sulla donna, considerata proprietà dell’uomo. Nella Gabbia di filo il burka nasconde, nega, ma non può nascondere la luce di quegli occhi che taglia il silenzio e ci avverte di eventi interiori che sopravvivono al tentativo di cancellazione.
Il centro della vita in Nuvole rosa, sta tra il rosa e l’azzurro, il femminile e il maschile: il filo che si svolge dal basso e si arrotola su se stesso a girandola, trova un percorso d’uscita: è il tema ella via di fuga e della liberazione, basilare della nostra pittrice. Fiore di donna (2002) è il primo lavoro con cui Marisa Lelii ha ricominciato la sua attività dopo trent’anni: da un’ombra tenebrosa e scoscesa, scaturisce il filo che sale verso l’alto, attorcigliandosi nel fiore, simbolo del riscatto e della liberazione.
Dal quadro ferita al quadro maschera al quadro labirinto alla mappa fantastica delle città: Città sospesa, Città in fiamme, Città in fumo. Città come spazio alienante di agguati e di misteri. Città anonime, deserto e desolaziojne degli esseri umani e del loro silenzioso rumore. Ma non c’è nichilismo, ” l’ospite inquietante” di Galimberti: la vita del filo è un viaggio di speranza, sotteso da una striscia di mare.
Il tema essenziale del nodo è ispirato a una poesia di Mario Ranalli poeta abruzzese purtroppo scomparso da pochi anni:

“Dove la lotta muore nell’inerzia
e l’ideale dimentica il riscatto

dove l’illusione è un fiato che t’appanna
e la memoria è il rifiuto del presente

dove il disinganno sui tuoi passi
è una cruda barricata d’amarezza
e la notte è un grido dentro il sangue

dove l’alba ha un conforto d’ironia
la luna è malata sopra gli alberi
e l’erba è un peso sulla fronte

dove il tormento ha una vita di parole
e il silenzio è un lago di acquiescenza

la rinuncia è un docile dovere
l’indignazione solo un’abitudine
e la protesta un facile sorriso

nessuno spezza il dubbio quotidiano
il cuore non regge alla finzione
e il nodo che ti stringe non si scioglie”.

Ma se la vita è il filo spinato sul tessuto chiaro dei sogni, i nodi bianchi, groviglio che comincia dall’infanzia e i nodi di metallo brillante su lucido nero si legano al filo che suggerisce il moto verso la libertà e l’uscita dal labirinto: il reticolato Quadrati è l’equilibrio e compostezza armonioa di forme geometriche.

Che la contemporaneità dell’arte sia oggi attraversata da un marcato estremismo linguistico è un dato inconfutabile, ma quella di Marisa Lelii è una affabulazione rassicurante, apre al lettore un futuro affidabile. L’astrattismo lirico e la ricerca informale, l’incontro tra metafisico e esitenziale di Marisa Lelii sono “pittura al femminile”solo perchè esprimono una poetica che sarebbe difficile attribuire a un uomo. Il risultato è sorprendente: le opere una volta decodificate e comprese, hanno un forte impatto a livello emozionale, ci coinvolgono in una empatia di positive ambiguità che fanno di questa pittura l’inequivocabile manifetazione di quell’altrove che è dentro l’artista, ma anche dentro ognuno di noi. Un universo privato si fa stimolo per la creazione dei nostri propri universi e dei nostri luoghi arcani.