“SEGNO COLORE” 2006 (Sandro Melarangelo)

By 1 Gennaio 2016Recensioni

Sandro Melarangelo critico d’arte-pittore

 

Marisa Lelii, inizialmente acquerellista, si dedica, sucessivamente con accuratezza, alla grafica e alla stampa. Attratta negli ultimi anni dalle maniere dell’incisione, frequenta la scuola internazionale di incisione all’ISIA di Urbino e la scuola “Il Bisonte” di Firenze. Nei suoi lavori le due tecniche si incontrano e convivono in sintonia, riuscendo in questo modo a esprimere al meglio la sua poetica.
I segni, che percorrono le superfici, fendono i felici accordi cromatici.
I segni non sono inseriti in uno spazio atemporale, in Marisa Lelii i rapporti segno-colore sono funzionali a un discorso dai risvolti anche figurali.
La oncezione grafica di Marisa Leii sulla pittura allude ai fili del rapporto fra il proprio io e la centralità del corpo femminile considerato come spazio vitale. Dal magma di intense energie scaturite dal ventre di donna fuoriescono lunghi steli di fiori, i germogli di vita. Le tonalità di cupi colori condensano calde atmosfere di lotta e di passioni, dove i bruni avvolgono le forme che, in parte non riassorbite (come nell’omaggio a Marilyn), si stagliano attraverso linee sinuose con accenti brillanti. Sente la necessità di rompere le superfici velate morbidanete dal pennello attraverso le lamine che tagliano o rompono il pathos. Colpendo il bersaglio provocano ferite e vibrazioni squillanti.
Vi sono quadri intensi e coinvolgenti, come “La linea della luna” e “Rossouno”. E’ interessante in quest’ultimo l’esplicativo elemento materico (garza intrisa di colore rosso) che allude ai dolori fisici e esistenziali della donna. L’istinto primordiale materno, dipinto in questa opera secondo una sorta delle arcaicità delle forme, protegge il feto nellle profondità della vita in quanto bene
in-commensurabile.
In questa artista, che si iscrive a pieno titolo nel moderno, sono riconoscibili gli elementi e le caratteristiche del femminino. Emergono significativi elementi dell’essere donna che, scevre dalle mode movimentistiche, sono riaffermazioni necessarie che ripropongono gli assoluti valori intensamente vissuti con il linguaggio moderno, misurandosi a un tempo con la storia e la cronaca recenti. La donna musulmana, bersaglio di una prepotente “civilizzazione” che impone con violenza il suo unico pensiero, è difesa da una trama, da una specie di filo di Arianna nel labirinto cnossiano. Il filo, ingarbugliandosi, vuole ostacolare l’opera compiuta dall’uomo della civiltà occidentali di distruzione di tutte le atipicità. Ma la trama non trattiene la luce degli occhi che taglia, rompe, penetra e ci cogliedi sorpresa contro ogni mascheramento.
Marisa Lelii tracia anche ideali di cittàche sono impronte in negativo su una superficie quasi desertica, in una atmosfera difusa, lambita da azzurro che è forse del mare forse della speranza. Le città sono sospese attraverso giochi di forme che rihiamno aquiloni di bambini o rielaborano originalmente teorie Kleeniane.
L’esperienza umana di Marisa Lelii viene anche da un’attenzione partiolare agli anziani.
Un’umanità emarginata, esclusa dagli interesi più urgenti della società che lei interroga con un segno inteso a scavare nell’interiorità, portando in superficie le pieghe e i corrugamenti di una forma che vuole disgregare quella stessa società.
Marisa Lelii presenta, inoltre, nella mostra una serie di disegni realizzati nei suoi viaggi, dove estempoaneamente schizza le posture di giovani musicisti. Il segno qui è rapido, concitato vibrante: seguendo alle volte le vibrazioni musicali altre volte le vibrazioni interne dei paesaggi.
Dall’introspezione dell’essere donna, dal misurarsi con la storia, dall’indagine su una umanità emarginata, scaturiscono da quest’opera energie creative rivolte al futuro.