“SEGNO COLORE”2006 ( Tillo Sartorelli )

By 28 Gennaio 2016Recensioni

Tillo Sartorelli critico d’arte

Le opere di Marisa Lelii sono il tentativo continuo di tradurre energie del gesto creativo del corpo proprio dell’opera, liberandosi così proprio nel tentativo, di un’ingombrante centralità del soggetto. L’opera infatti non si dà come compimento, bensì è sempre in pericolo di non-compiersi. Essa si presenta nel gesto tentato e in una dialettica interna di coscienza ed esperienza.

L’autrice lascia agire la forza del gesto, la sua forza generativa. Il gesto ha una caratteristica paricolare, ha una portata piuttosto che una compiutezza definitiva, è una funzione piuttosto che una forma compiuta. Nell’impossibilità di rappresentare, trova invece una forma di un’evocazione attraverso la sua peculiare caratteristica, cioè il filo, la linea.

La linea nell’opera di Maria Lelii è ciò che unisce in un’opera di creazione in continuo movimento. Il filo di ogni quadro è la continuazione di un filo unico., esso attraversa e compone il quadro giungendo a ogni quadro precedente e successivo. Tutte el opere si allacciano l’una all’altra per mezzo del filo. Le opere perdono l’intenzione del soggetto e mantengono quella del gesto.

La linea dunque è l’argomento del quadro e contemporaneamente il suo autore. La linea taglia il quadro, a volte lo sfregia lasciando una ferita, che è una traccia carica di attualità politica (Ferite, Ferite rosse, Ferite grige, Filo, Filo blu, Ventre). Il movimento della linea si realizza infine come il movimento di un labirinto, che è la maschera di un nascondimento (Gabbia di filo,Il burka).

Nel quadro-ferita, nel quadro-labirinto, nel quadro-maschera avviene lo svolgimento di un racconto, o meglio di più raconti in uno, che sono storie di uomo e donna iscritte nella realtà. Il gesto del filo imbastisce la denuncia di tale realtà, cui il femminile per eccellenza si oppone. Il femminile è il motivo centrale che attraversa queste opere (come in Fiore di donna 1). Come se si muovessero in queste griglie labirintiche, appaiono immagini femminili, per eccellenza le immagini di Marilyn, Omaggio a Marilyn, che il filo mette in moto con una danza o blocca in una stasi (Passo di danza, Marilyn, Omaggio a Marilyn, Omaggio a Marilyn 2).

Il gesto si costituisce come evento all’interno della comunità umana. Assume la violenza del vissuto storico presente e pasato che si esprime per suo mezzo reinterpretandolo (Miti e leggende). Il gesto di questi quadri è una presa di posizionee un attacco diretto alla realtà. Il momento della (non) violenza non è però una semplice presa d’atto di una situazione ma un momento critico. L’atto violento apporta una crescita nel quadro e fuori di esso.

Di qui si dà una sorta di pubblicità all’evento, la sua messa a nudo e il suo svelamento. Qualcosa, ovvero il mistero dell’attualità e della verità dell’attualità, ciò che paradossalmente nella verità è stato corrotto e occultato, viene portato allo scoperto. Attraverso la ferita inferta al quadro viene strappato il velo della realtà: non si dà a vedere una rappresentazione bensì il movimento del gesto che è ancora linea.

Nella linea si realizza anche la strategia del volto, attraverso i volti, o meglio attraverso la serie di volti. Tutti i ritratti vanno considerati nel loro insieme, come una serie e non come casi unici e individuali. Essi sono una serie di individualità unite dalla costante della linea. E’ lo stesso filo che si libera dal labirinto, a liberarsi a sua vola in una serie di tratti, i tratti del volto, ogni volto una maschera, ogni maschera un labirinto, ogni labirinto una città: dove la mappatura, la griglia di superficie nasconde i movimenti sotterranei di contro-realtà.

Colori, linee e figure formano un reticolo geometrico che a sua volta crea un luogo e un paesaggio quasi-abitativi. Lo spettatore è chiamato ad abitare per un istante, per una durata istantanea, quei luoghi: e per tutta la durata dell’istante si da una sospensione, la sospensione della città, con i suoi triangoli, cerchi, quadrati.(Citttà sospesa, Città in fiamme, Città in fumo). A partire dalla geometria segnica e del colore è in opera il processo di svelamento. Sotto le figure geometriche non si nasconde bensì si apre una città nuova, appena intravista in via di formazione.

Alle città sospese si aggiungono i paesaggi-schizzo come un’osservazione diretta dell’occhio dell’artista che abbandona il suo punto di vista per lasciare che emerga il paesaggio nelle sue caratteristiche proprie, spesso attraverso un groviglio di linee (Paeaggio di Urbino, Paesaggio di Caramanico, Miti e leggende) : si aggiungono anche gli oggetti-fiori, quasi macchie di paesaggio, sospesi come nel vuoto (Fiori, Fiori neri, Fiori di campo, Fiori rossi).
I quadri di Marisa Lelii informano dunque di realtà attuali divelte dal segno, che nel loro stesso atto, nella loro stessa resistenza serbano un dubbio, pongono una domanda che si carica di responsabilità.