Omaggio a Pier Paolo Pasolini 2015 ( Massimo Pizzingrilli )

By 28 Giugno 2017Recensioni

Massimo Pizzingrilli filosofo-scittore

 

Il 2015 è l’anno della memoria di Pier Paolo Pasolini, morto tragicamente e in circostanze oscure il 2 novembre 1975.
Il velo nero del non sapere che tale omicidio in un modo o nell’altro ha voluto gettare su chi sapeva, che prende spunto la mostra di Marisa Lelii, dedicata appunto al grande personaggio della cultura italiana e internazionale, dal titolo: Omaggio a Pier Paolo Pasolini, e esposta nella città di Osnabrück, presso il Caffè letterario — Eiscafè Fontanella, in collaborazione e mandato dell’Associazione italo-tedesca, in corso dal 15 ottobre al 15 novembre.
Marisa Lelii con i suoi disegni, volutamente disegni, riprendendo la sua stessa falsa riga del ciclo su Tina Modotti (Omaggio a Tina Modotti, Teramo, 2009), porta alla luce e alla forma una doppia citazione: Tina Modotti come personaggio femminile rivoluzionario inciso dall’artista, con le fattezze e le sfumature consegnatele dall’artista, nella carne memoriale-artistica del Pasolini – non più uomo, ma umano grazie all’inedito accostamento alluso, ma non esplicito.
Marisa Lelii ripercorre le tappe dell’autore friulano attraverso i suoi stessi versi.
Sono otto i quadri che identificano otto tappe decisive nella sua vita.
Il ciclo parte da Pasolini morto (Vengo da te e torno a te), la sezione del suo corpo come fosse una sezione autoptica, il corpo di Pasolini è qui rappresentato nella sua posizione di morto sfregiato e ritrovato, la foto di giornale del solo volto giustapposta dall’artista è una tecnica di collage mancante, che vuole restituire la documentazione come atto artistico di denuncia, non di archiviazione. Il disegno successivo (L’esecutore) rappresenta il colpevole ingabbiato ma censurato, una condanna all’omertà, che però è più condanna dell’arte che della legge. Tant’è che Pelosi, presunto colpevole, rappresentato secondo il criterio dell’identificazione di polizia: di fronte e di profilo, ha qui perso gli occhi della testimonianza… ed è di nuovo una documentazione avverata dal segno della denuncia artistica. Il terzo quadro (Pietà, pietà!) è una sorta di necrologio muto, che parla solo dalle parole, dalle grida del poeta stesso, senza però che il volto sia più riconoscibile, oltre la morte il nome e l’identità di Pasolini stanno nelle sue parole, nella sua opera, non nella figura. Il quarto e il quinto cambiano apparentemente versante e si rivolgono alla vita politica di Pasolini, che nel denunciare i poteri forti (Io so), è destinato a rimanere solo, a ritirarsi nell’elaborazione della sua lotta (Solo). Questo passaggio culmina in quello che è un po’ il quadro-cardine, La bandiera: esemplarmente la bandiera è il simbolo della libertà del popolo e della cultura… a patto però che torni a essere lo ‘straccio’ del proletariato e non la stola purpurea. Realizzato con materiali di mini-istallazione interna al quadro, La bandiera parla di una fede politica oltre il partito, una fede nella rivoluzione dell’umanità del popolo. E da qui il passo alla fede nell’amore-schiavitù della madre è immediato (A mia madre). Nel quadro si legge Pasolini: “tu sei la sola al mondo che sa del mio cuore, // … è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia”. Marisa Lelii consegna le spoglie dell’autore — colui che dice: “io so” — a colei che sola sa del suo cuore, quale custodisce la verità. E nella verità si consumerà l’angoscia nata nella grazia della madre. Lelii rappresenta questo momento richiamando il motivo classico di Maria che prende su di sé il dolore dell’uomo nelle membra spirate di Gesù. La morte atroce apre e chiude il ciclo (L’oro nero), all’ultima tappa di questo viaggio artistico-biografico la documentazione lascia spazio alla sola denuncia artistica: il motivo dell’efferatezza dell’atto omicida è rappresentato qui simbolicamente e allusivamente nel mare di “petrolio”.